La ragnatela globale della ‘Ndrangheta e lo scudo internazionale: con il progetto I-CAN 181 arresti in 32 Paesi

ROMA (uppress) –  181 arresti complessivi, 70 latitanti di primissimo piano catturati oltre confine, 95 estradizioni e una mappa di oltre 137 mila entità censite in 85 Paesi del mondo. Sono i numeri di un bilancio imponente che segna un punto di svolta definitivo nel contrasto transnazionale alla criminalità organizzata calabrese.
Un risultato ottenuto grazie a I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), il programma promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano insieme all’Interpol, ideato per smantellare i broker del narcotraffico, tracciare i flussi finanziari illeciti e raggiungere i latitanti dovunque provino a nascondersi.
Alla guida del progetto per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha figurato il Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, punto di riferimento operativo che ha coordinato la complessa architettura investigativa di I-CAN prima del recente e naturale avvicendamento al Vertice.
Sotto la guida del Primo Dirigente Pioletti, il progetto ha saputo trasformare la cooperazione internazionale da semplice scambio burocratico di informazioni a vera e propria intelligence investigativa integrata. Un lavoro di squadra che ora prosegue nel solco del rafforzamento operativo con il passaggio di consegne al Colonnello dei Carabinieri Giorgio Tommaseo, a testimonianza di una risposta istituzionale interforze compatta e continua.
Dietro alle cifre dei blitz e ai maxisequestri si muove un comparto altamente specializzato di donne e uomini delle forze di polizia italiane ed estere. Agenti e investigatori operano sul campo internazionale affrontando scenari complessi e rischi elevatissimi: dalle narco-rotte dell’America Latina fino ai nodi finanziari e logistici nei Paesi europei ed extraeuropei.
I poliziotti e gli agenti impegnati nel progetto I-CAN operano spesso in contesti ad alto pericolo, infiltrando reti comunicative cifrate, ricostruendo identità fittizie e seguendo il denaro sporco prima che si mimetizzi nell’economia legale. Un’attività d’élite in cui la discrezione e la prontezza operativa sono le uniche garanzie di incolumità per gli investigatori coinvolti.

I risultati di I-CAN: dai broker del narcotraffico al Crime Analysis File

Il bilancio del progetto mette in luce una strategia coordinata che ha colpito le ‘ndrine al cuore dei loro interessi:
181 catture in 32 Paesi: Tra cui figura la localizzazione di 70 latitanti storici ed esponenti apicali.
Presenza tracciata in 85 Paesi: Attraverso il Crime Analysis File (CAF), la banca dati condivisa che analizza e incrocia oltre 137.000 entità (persone, società, flussi di denaro e beni).
Pressione in America Latina e contrasto ai patrimoni:
Con recenti operazioni mirate (tra cui blitz in Colombia e l’impiego delle Silver Notice di Interpol per il sequestro dei beni illeciti).
Formazione e condivisione: Oltre 2.500 operatori di polizia internazionali formati sulle tecniche investigative antimafia.
La ‘Ndrangheta non è più un fenomeno circoscritto, ma un’azienda criminale globale presente in decine di Paesi. Progetti come I-CAN dimostrano che nessuna polizia nazionale, da sola, può vincere la sfida contro le mafie moderne.
L’estensione del programma e la messa a disposizione di nuovi fondi confermano che la strada tracciata dalle forze dell’ordine italiane è il modello vincente per la sicurezza globale: unire tecnologia, analisi finanziaria e il coraggio sul campo degli investigatori per recidere la ragnatela del crimine organizzato ovunque essa si estenda.

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