Roma (uppress) – L’Italia resta ferma mentre molti Paesi hanno già introdotto limiti stringenti all’accesso ai social network per i minori. Il disegno di legge n.1136, approvato alla Camera ma bloccato in Senato dal 21 ottobre 2025, prevede che «i contratti con i fornitori di servizi della società dell’informazione conclusi da minori di quindici anni sono nulli» . L’AgCom sarebbe incaricata di verificare l’età degli utenti, ma il provvedimento è ancora fermo.
Il governo valuta ora un nuovo testo, dopo che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rilanciato l’urgenza di intervenire. Nel documento allegato si ricorda che l’accelerazione è legata non solo ai recenti episodi di cronaca, come l’accoltellamento della docente da parte di un tredicenne a Bergamo, ma anche al rischio di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi .
Australia e Indonesia hanno già introdotto divieti per i minori di 16 anni, con le rispettive autorità pronte a citare in giudizio le piattaforme che non applicano i controlli. In Europa, Austria e Germania puntano a fissare il limite a 14 anni, mentre Francia e Grecia hanno scelto la soglia dei 15 anni, con entrata in vigore tra il 2026 e il 2027. La Spagna, invece, propone un divieto fino ai 16 anni e maggiori responsabilità per i dirigenti delle piattaforme.
Il quadro internazionale mostra un movimento rapido e coordinato, mentre l’Italia resta in una fase di stallo legislativo. La necessità di un intervento organico è ormai evidente, soprattutto alla luce della crescente pressione sociale e istituzionale per proteggere i minori da rischi digitali sempre più diffusi.