Vienna (eu24news) – La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, è intervenuta a una conferenza a Vienna tracciando un parallelo storico tra l’attuale corsa all’intelligenza artificiale e la Gründerzeit viennese di fine Ottocento, il periodo in cui i risparmiatori europei finanziarono le ferrovie americane vedendo poi la crescita concentrarsi oltreoceano. Secondo Lagarde, la storia rischia di ripetersi: anche oggi i risparmi europei stanno finanziando la tecnologia trasformativa del momento, l’intelligenza artificiale, ma la maggior parte di quei capitali finisce ancora una volta negli Stati Uniti. Le famiglie dell’area euro, ha ricordato, detengono circa 440 miliardi di euro in aziende tecnologiche statunitensi.
Sul fronte dell’adozione della tecnologia il quadro tracciato dalla presidente della Bce è incoraggiante ma non sufficiente. Le imprese dell’area euro destineranno circa il 10 per cento dei loro investimenti totali all’intelligenza artificiale nel 2026, mentre la quota di lavoratori che la utilizza quotidianamente è raddoppiata in due anni superando il 50 per cento. Nonostante questi progressi, negli ultimi due anni gli investimenti digitali statunitensi sono cresciuti il doppio rispetto a quelli dell’area euro.
Lagarde ha indicato tre motivi per cui non basta limitarsi a importare tecnologia sviluppata altrove. Il primo riguarda il rischio sui dati proprietari delle imprese: quasi la metà delle aziende che hanno rinunciato all’AI cita proprio preoccupazioni legate alla protezione dei dati. Il secondo è il rischio di dipendenza di accesso, dal momento che nel giro di pochi anni l’intelligenza artificiale gestirà funzioni cruciali come il controllo delle frontiere, le verifiche fiscali e i sistemi di trasporto ferroviario. Il terzo riguarda la frontiera tecnologica: anche un piccolo vantaggio in termini di capacità può tradursi in guadagni sproporzionati in settori strategici come farmaceutico, finanza e difesa.
Sul fronte del finanziamento, la presidente della Bce ha sottolineato la necessità di più capitale e di natura diversa da quello attuale, stimando che colmare il divario europeo sui data center nel prossimo decennio potrebbe costare fino a 600 miliardi di euro. Lagarde ha citato l’importante round di finanziamento raccolto la scorsa settimana da Mistral, la più grande raccolta di capitale azionario mai realizzata da un’azienda tecnologica europea, definendolo però un caso isolato che l’Europa dovrà replicare molte altre volte.
Il problema, ha spiegato, non è la scarsità di risparmio: le famiglie europee accantonano circa 1.400 miliardi di euro l’anno. Manca invece un sistema di mercati capace di indirizzare quel risparmio verso investimenti europei, compito che spetta proprio alla Savings and Investments Union. Concludendo il suo intervento, Lagarde ha ribadito che l’intelligenza artificiale richiede capitali su una scala che solo i mercati finanziari possono garantire, sottolineando che la posta in gioco per l’Europa non potrebbe essere più alta. Secondo la presidente della Bce, i governi europei hanno compreso la portata della sfida e la Commissione ha già presentato le sue proposte: ora si tratta di agire.