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Mercato del lavoro Ue, 40 profili introvabili

Bruxelles (eu24news.eu) – La Commissione europea individua carenze in oltre 40 professioni qualificate in settori strategici come costruzioni, trasporti e sanità, rilanciando l’allarme sul disallineamento tra domanda di lavoro e competenze disponibili. Il dato emerge dal Joint Employment Report, la relazione congiunta sull’occupazione che accompagna il ciclo di coordinamento delle politiche economiche e sociali dell’Unione. Il documento segnala che i mercati del lavoro europei restano nel complesso solidi, con tassi di occupazione elevati in diversi Stati membri, ma evidenzia debolezze strutturali che rischiano di incidere su competitività e coesione sociale. Il nodo centrale è il cosiddetto mismatch tra competenze richieste dalle imprese e profili disponibili, che frena investimenti e crescita, soprattutto nei comparti legati alla doppia transizione verde e digitale.

Secondo l’esecutivo europeo, la carenza di forza lavoro qualificata rappresenta, oggi, uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’economia europea. Per questo Bruxelles sollecita un rafforzamento delle politiche attive, maggiori investimenti in formazione professionale e una cooperazione più stretta tra Stati membri, imprese e parti sociali. Particolare attenzione viene posta ai programmi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – considerati essenziali per sostenere settori strategici quali transizione verde, biotecnologie e industria della difesa. L’obiettivo è aumentare l’offerta di competenze avanzate, favorire l’occupazione di qualità e rendere il mercato del lavoro più resiliente alle trasformazioni tecnologiche e geopolitiche.

Il tema è al centro anche del dibattito al Parlamento europeo, dove si discute della revisione delle norme sui Consigli aziendali europei, organismi che rappresentano i lavoratori nelle imprese transnazionali, e del rafforzamento della partecipazione dei dipendenti alle decisioni strategiche. Un confronto che conferma la volontà delle istituzioni Ue di coniugare produttività, diritti sociali e dialogo sociale. La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’occupazione in termini quantitativi, ma la capacità dell’Unione di dotarsi delle competenze necessarie per sostenere la propria autonomia strategica e mantenere un ruolo competitivo nello scenario globale.

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