Piantedosi: allerta jihadista e scontro sui Cpr. «Monitoriamo tutte le minacce, riforma della giustizia ora o mai più»

Roma (uppress) – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lancia un nuovo allarme sulla sicurezza nazionale, legando le tensioni internazionali al rischio di radicalizzazione interna. Durante un incontro pubblico a Bologna, il titolare del Viminale ha sottolineato che «è necessario prevedere e individuare alcuni luoghi sensibili, luoghi che possono essere oggetto di ritorsioni da parte del terrorismo di matrice jihadista», richiamando l’attenzione sulle possibili azioni dei cosiddetti lupi solitari.
Piantedosi collega l’instabilità globale alla crescente polarizzazione nelle piazze italiane, dove le manifestazioni legate ai conflitti internazionali stanno assumendo toni sempre più radicali. «Con il passare dei giorni questi conflitti si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza», afferma, evidenziando la necessità di un monitoraggio costante.
Il ministro interviene anche sulle tensioni locali, come gli scontri al Pilastro di Bologna legati al progetto del Museo dei bambini. Critica la presenza di gruppi antagonisti e difende l’operato delle forze dell’ordine, impegnate in presidi continui: «Abbiamo un cantiere presidiato h 24 dalle forze di polizia, non vorrei che disperdessimo uomini per presidiare un cantiere».
Sul fronte immigrazione, Piantedosi rilancia l’ipotesi di un Cpr per ogni regione, sostenendo che strutture di questo tipo siano necessarie anche in Emilia-Romagna. Ricorda che «in una città come Bologna dove il 48% dei reati è commesso dai cittadini stranieri» è fisiologico prevedere un centro di rimpatrio. Non manca una stoccata alla magistratura: secondo il ministro, «alcuni magistrati ideologizzati mettono a rischio il lavoro del governo sull’immigrazione».
Il discorso si allarga poi al referendum costituzionale sulla giustizia, dove Piantedosi si schiera apertamente per il Sì. «O riformiamo il sistema della giustizia adesso o questo probabilmente non avverrà mai più», dichiara, definendo la separazione delle carriere «un elemento di civiltà e democrazia». Rivendica inoltre il suo ruolo nella campagna referendaria, sostenendo che non vi sia alcuna incompatibilità tra l’impegno politico e la sua funzione di governo.

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