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Rimpasto Meloni: cinque nuovi sottosegretari, equilibri di coalizione e nodo Consob ancora aperto

Foto di QN

Roma (uppress) – Il puzzle e composto, almeno per ora. Giorgia Meloni ha chiuso il capitolo delle nomine rimasto aperto dopo mesi di fibrillazioni interne alla maggioranza, di dimissioni eccellenti e di equilibri da ricucire con ago e filo. Cinque nuovi sottosegretari hanno giurato a Palazzo Chigi, nella Sala dei Galeoni, alla presenza della premier e dei soli ministri di riferimento, come vuole la tradizione. La cerimonia e andata in scena in una giornata gia di per se complicata, segnata dall’arrivo del verdetto di Eurostat sul deficit italiano, fermatosi al 3,07%, un decimale oltre la soglia che avrebbe consentito all’Italia di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
Il quadro politico che ha reso necessario questo rimpasto, per quanto la parola abbia sempre fatto venire l’orticaria alla presidente del Consiglio, e noto. Le dimissioni di Andrea Delmastro, travolto dalla vicenda della bisteccheria, e l’allontanamento di Daniela Santanche, oltre alle vicende legate alla riforma della giustizia che ha prodotto scosse nell’assetto della maggioranza, avevano lasciato caselle vuote da riempire. La premier ha scelto di farlo in modo da bilanciare le rappresentanze interne alla coalizione, distribuendo le poltrone tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, senza lasciare nessuno a mani vuote e senza strappi visibili.
Per la Giustizia e stato scelto Alberto Balboni, senatore di Fratelli d’Italia e attuale presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, uno dei volti piu riconoscibili della destra parlamentare, considerato un pilastro del partito. La sua nomina implica l’abbandono della presidenza di quella commissione, che dovra essere affidata ad altri. Ai Rapporti con il Parlamento arriva invece Paolo Barelli, ex capogruppo di Forza Italia alla Camera, costretto a lasciare quella guida proprio in ragione dell’incompatibilita con le nuove funzioni. Per lui, come sottolineano piu voci, si tratta di una soluzione di compromesso dopo una stagione politica non facile, legato da un rapporto personale con la premier e con il ministro Lollobrigida che affonda le radici in tempi lontani.
Alla Cultura va Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo e uomo molto vicino a Ignazio La Russa, nominato al posto di Gianmarco Mazzi, diventato ministro del Turismo dopo l’addio di Santanche. La sua nomina e stata accolta a sorpresa con un applauso al Collegio Romano del ministro Alessandro Giuli. Al dicastero delle Imprese e del Made in Italy approda invece la senatrice leghista Mara Bizzotto, unica donna del nuovo quintetto, che prende il posto del collega di partito Massimo Bitonci, passato a fare l’assessore in Veneto nella giunta Stefani. L’ultima casella e occupata da Massimo Dell’Utri di Noi Moderati, avvocato di Caltanissetta, gia vicino a Saverio Romano, che agli Esteri sostituisce Giorgio Silli.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha speso parole di elogio per tutti i neoarrivati, con una punta di particolare calore per Balboni, definito bravissimo e competente. Giorgetti aveva pero ben altro a cui pensare nel momento in cui si consumava la cerimonia del giuramento: il verdetto di Eurostat sul deficit 2025 e arrivato proprio un’ora prima del Consiglio dei ministri, e il numero, 3,07%, e quello di una partita giocata sul filo. Il ministro ha ricordato che nel 2022, all’insediamento dell’attuale governo, il rapporto deficit-PIL era all’8,1% e oggi e al 3,1%, un risultato che definisce irraggiungibile per molti, migliore persino delle previsioni iniziali del governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025. Sul tavolo del Cdm anche la stima di crescita del PIL 2026 rivista al ribasso allo 0,6%, con il Superbonus indicato come una delle cause strutturali del peso sui conti pubblici.
Il rimpastino, come lo definiscono i piu, non scioglie pero tutti i nodi. Restano aperti due dossier delicati con scadenze ravvicinate: la guida della Consob, per cui circola da mesi il nome del sottosegretario all’Economia Federico Freni, e la presidenza dell’Antitrust, che scade il 4 maggio con l’uscita di Roberto Rustichelli. Su entrambi i fronti la maggioranza non ha ancora trovato una sintesi, e il tempo stringe. Giorgetti ha detto che si decidera a brevissimo, ma le dinamiche interne alla coalizione rendono ogni scelta piu complicata del previsto. La partita, come spesso accade in politica, si gioca nei minuti finali.

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