Il “filo rosso” tra Salis, Cospito e i sabotaggi: le piste degli inquirenti

Roma (uppress) – Le indagini sui recenti sabotaggi alle linee ferroviarie di Pesaro e Bologna riportano alla luce un intreccio già noto agli inquirenti, una rete che, negli ultimi vent’anni, ha attraversato ambienti No Tav, centri sociali, gruppi anarchici e frange antagoniste. Una trama che, secondo gli investigatori, presenta modalità operative ricorrenti e collegamenti con figure già emerse nelle inchieste del 2014 e 2015.
Gli ordigni artigianali piazzati nei pozzetti elettrici e ottici, i timer, gli inneschi rudimentali e la scelta di colpire infrastrutture critiche richiamano episodi già registrati in passato. Le carte giudiziarie citano infatti sabotaggi analoghi tra Firenze e Bologna, gli assalti al cantiere Tav di Chiomonte e le attività del circolo anarchico “La Mandragola”. In quelle stesse inchieste compariva anche il nome di Ilaria Salis, allora attiva nei movimenti antagonisti milanesi e indicata come figura «particolarmente impegnata» nel raccordo tra detenuti e militanti all’esterno.  Le annotazioni dell’antiterrorismo milanese del 2014 descrivono la Salis come punto di collegamento con Claudio Alberto, detenuto per l’assalto al cantiere Tav, e coinvolta nelle dinamiche di protesta legate ai processi torinesi. In un documento si fa riferimento anche a locali utilizzati per «confezionare parti di ordigni destinati a un attentato programmato», un passaggio rimasto ambiguo nelle indagini dell’epoca.
Il quadro che emerge oggi è quello di una rete fluida, capace di riorganizzarsi e di sfruttare manifestazioni e cortei per agire con gruppi ristretti di “esperti del disordine”, in grado di confondersi tra i partecipanti e colpire con azioni rapide e coordinate. Gli inquirenti stimano un bacino di circa duemila persone tra Milano, Torino, Genova, Bologna e Roma, con una manovalanza spesso reclutata tra studenti e giovani radicalizzati. La rivendicazione giunta nelle ultime ore, che richiama il tema del “fuoco alle Olimpiadi”, conferma la matrice anarco-insurrezionalista già ipotizzata. Le indagini proseguono, mentre gli investigatori tornano a esaminare i fascicoli del passato per individuare connessioni, metodi e protagonisti di una strategia che, negli anni, ha mantenuto la stessa logica: colpire infrastrutture simboliche per generare caos e pressione politica.
Fonte ilgiornale

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