Washington (uppress.eu/) – Il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di eliminare le tariffe su una lunga lista di prodotti alimentari presentando la misura come un intervento per ridurre il costo della vita negli Stati Uniti. Una mossa che, secondo molti, avrebbe potuto favorire anche il made in Italy, ma le principali organizzazioni del settore, Coldiretti e Filiera Italia, smorzano subito gli entusiasmi: nell’elenco delle esenzioni non compare alcun prodotto italiano esportato in modo significativo, motivo per cui chiedono un intervento urgente per ridurre i dazi su vino, olio extravergine, pecorino, riso e pasta.
L’ordine esecutivo, retroattivo al 13 novembre, cancella le tariffe su beni come carne bovina, banane, caffè e numerosi altri prodotti, dagli avocado ai pomodori, dalle noci ai mango. Secondo la Casa Bianca, gli Stati Uniti non riescono a produrre questi alimenti in quantità sufficienti a soddisfare la domanda interna e, in un contesto di forte pressione sui prezzi, i dazi erano diventati un fattore aggravante. Ma la scelta ha alimentato polemiche soprattutto sui social, dove è riemerso l’hashtag “Taco Trump”, usato dai critici per evidenziare la serie di retromarce che hanno caratterizzato la politica commerciale dell’amministrazione sin dallo scorso aprile. Le spiegazioni ufficiali non convincono molti osservatori, che leggono nella decisione una risposta diretta alle preoccupazioni crescenti sul carovita, con un’inflazione alimentare che continua a pesare su famiglie e imprese statunitensi.
In questo quadro l’impatto sull’Italia risulta pressoché nullo: nessuno dei principali prodotti agroalimentari italiani beneficia dell’eliminazione dei dazi. L’esenzione riguarda, infatti, beni come banane, tè, caffè, succhi di frutta, cacao, arance, alcuni tagli di carne bovina (che l’Italia non può ancora esportare negli USA), oltre a fertilizzanti, pinoli e vari prodotti di frutta esotica. Si tratta, sottolineano Coldiretti e Filiera Italia, di alimenti che gli Stati Uniti non possono coltivare o produrre su larga scala: una lista costruita quindi per esigenze interne e non per aprire realmente il mercato.
“L’Europa non può rinunciare a tutelare le proprie filiere”, avverte il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che chiede una revisione immediata delle misure per evitare ripercussioni durature in un mercato, quello americano, consolidato nel tempo. Una posizione rilanciata anche da Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, che definisce prioritario impedire l’introduzione del dazio del 107% sulla pasta e ottenere la cancellazione delle tariffe su vino, olio extravergine e pecorino, oggi fra i prodotti più penalizzati.