Roma (uppress.eu/) – Negli Emirati Arabi Uniti prendono il via, oggi, i primi colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, concepiti come un passaggio esplorativo nei negoziati per un possibile arresto della guerra in Ucraina, in corso da quattro anni. L’iniziativa diplomatica, articolata su due giornate di lavori, punta a verificare se esistano margini concreti per un’intesa, in una fase ancora segnata da profonde divergenze politiche e territoriali.
Il vertice è stato preceduto da due incontri preparatori di alto livello: il faccia a faccia a Davos tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, e l’incontro a Mosca tra Vladimir Putin e gli emissari della Casa Bianca. Un percorso che conferma il ruolo diretto di Washington come principale regista dell’attuale iniziativa negoziale.
La delegazione ucraina, composta da esponenti politici, militari e negoziatori di primo piano, e quella russa, guidata dal vertice dell’intelligence m primo capitolo di un’agenda che resta estremamente sensibile. Il nodo centrale resta quello dei territori orientali, in particolare il Donbass, indicato da Zelensky come la parte più difficile del negoziato. Kiev continua a escludere qualsiasi concessione territoriale senza una consultazione popolare, mentre Mosca mira a consolidare sul piano diplomatico o militare le proprie posizioni. Uno stallo che dura da mesi e che pesa, sensibilmente, anche sull’amministrazione americana determinata, invece, a ottenere risultati tangibili nel più breve tempo possibile.
Intervenendo ieri a Davos, Zelensky, ha riconosciuto che il dialogo con Washington resta complesso ma continuo, sottolineando come i testi negoziali siano in una fase avanzata pur con nodi politici ancora irrisolti. Dal palco del World Economic Forum il presidente ucraino ha, invece, adottato toni particolarmente critici nei confronti dell’Unione Europea accusata di non esprimere una reale iniziativa politica sul dossier ucraino. Secondo Zelensky, l’UE appare ancora frammentata incapace di incidere sulle scelte statunitensi e di affermarsi come attore geopolitico autonomo in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni strategiche. In un momento in cui l’attenzione americana potrebbe progressivamente spostarsi verso altri scenari globali, l’Europa rischia così di restare ai margini dei negoziati, con un ruolo secondario in una partita che riguarda direttamente la propria sicurezza e il proprio futuro politico.
Dal lato russo, il giudizio sui contatti con la Casa Bianca è positivo. Il Cremlino definisce l’incontro con gli inviati statunitensi costruttivo e sostanziale, sottolineando l’intesa per l’avvio di un gruppo di lavoro trilaterale Usa-Russia-Ucraina, che si riunisce proprio ad Abu Dhabi. Oltre al conflitto ucraino, nei colloqui sarebbero stati affrontati anche altri dossier internazionali e il tema delle relazioni bilaterali. Il vertice negli Emirati non segna una svolta immediata, ma rappresenta un primo banco di prova della nuova fase diplomatica. In uno scenario ancora fluido, gli Stati Uniti restano l’attore centrale del processo, mentre l’Unione europea è chiamata a interrogarsi sul proprio peso strategico e sulla capacità di incidere in un contesto geopolitico sempre più competitivo.