Latina (uppress.eu/) – Le Zone Economiche Speciali (ZES) e le Zone Logistiche Semplificate (ZLS) non sono più strumenti di nicchia, ma un tassello centrale delle politiche industriali e di sviluppo. Se n’è discusso ieri a Latina nel corso del convegno “ZES e ZLS: costruiamo il domani”, promosso dall’UGL, che ha riunito allo stesso tavolo rappresentanti istituzionali, sindacali e associazioni datoriali per fare il punto sulle opportunità e sulle criticità legate a questi strumenti, alla luce delle più recenti scelte di politica economica.
Il messaggio emerso dal dibattito è netto: ZES e ZLS incidono direttamente sulla capacità delle imprese di competere, attrarre investimenti e ridurre il peso della burocrazia. In un contesto europeo in cui strumenti analoghi sono già pienamente operativi, la questione non è più se puntare su queste aree, ma come renderle realmente efficaci, accessibili e stabili nel tempo.
Presente al convegno di Latina, il vicesegretario vicario dell’UGL, Luigi Ulgiati, è intervenuto per chiarire la posizione del sindacato sul futuro delle ZES e delle ZLS, sottolineando come l’UGL abbia già avanzato al Governo una richiesta chiara e strutturata: rafforzare e ampliare l’ambito di applicazione di questi strumenti affinché diventino misure stabili di politica industriale e non interventi episodici legati alla contingenza. Una sollecitazione che, ha spiegato Ulgiati, il sindacato ha portato all’attenzione dell’esecutivo nel confronto sulla manovra economica, chiedendo risorse adeguate, certezza delle regole e una decisa accelerazione sul fronte della semplificazione amministrativa, considerata una leva competitiva essenziale per consentire alle imprese italiane di operare in mercati sempre più complessi e internazionalizzati.
Nel suo intervento, Ulgiati ha quindi rimarcato come la ZES unica rappresenti oggi una leva strategica per l’intero sistema produttivo del Mezzogiorno, evidenziando però la necessità di un impegno più forte sia sul fronte delle risorse sia su quello della sburocratizzazione. La ZES, ha ricordato, coinvolge tutte le province meridionali e punta a creare un contesto favorevole allo sviluppo industriale, logistico e manifatturiero, capace di tradurre gli incentivi in investimenti reali e occupazione stabile.
Ulgiati ha quindi richiamato l’attenzione sulle recenti estensioni dell’ambito di applicazione, con l’annuncio di un emendamento che amplia la misura anche a Umbria e Marche, segnale di una progressiva apertura verso una visione meno rigida e più funzionale del territorio nazionale. Un passaggio importante che, secondo l’UGL, deve però inserirsi in una strategia più ampia e coerente. Da qui la necessità di estendere il modello ZES oltre il perimetro attuale, superando una distinzione geografica che rischia di penalizzare aree strategiche, come alcune zone del Lazio che, oggi, rischiano di trasformarsi in una vera e propria “zona cuscinetto”, schiacciata tra territori agevolati e territori esclusi. Una condizione che, per le imprese, si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo.
Al di là degli incentivi fiscali, ZES e ZLS rappresentano strumenti di politica industriale a tutto tondo: favoriscono l’integrazione tra infrastrutture logistiche e distretti produttivi, riducono i tempi delle procedure autorizzative e rafforzano le catene del valore, con un impatto positivo sull’attrattività degli investimenti, sia nazionali sia esteri. In Europa, strumenti analoghi sono già utilizzati per potenziare i corridoi produttivi, sostenere la competitività industriale e accompagnare la transizione tecnologica.
Il contesto italiano, del resto, offre margini significativi: l’Italia è la seconda potenza manifatturiera dell’Unione europea e tra le prime a livello mondiale. Un dato che, secondo Ulgiati, dimostra come le potenzialità non manchino, ma debbano essere sostenute da strumenti coerenti, efficaci e stabili nel tempo. Nel suo intervento di chiusura del convegno di Latina, il vicesegretario vicario dell’UGL, ha anche ribadito che le ZES rappresentano una sfida decisiva per il Lazio perché solo garantendo pari condizioni di competitività alle imprese italiane si potrà evitare che interi territori restino ai margini dei processi di sviluppo.