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Scontro sulle armi a Kiev: fiducia del governo e tensioni tra Lega, M5S e Avs

Il dibattito sulle forniture militari all’Ucraina torna a incendiare il Parlamento, aprendo una doppia frattura: nella maggioranza e nel campo progressista. L’emendamento presentato dai deputati vicini a Roberto Vannacci – Sasso, Ziello e Pozzolo – punta a bloccare l’invio di armi a Kiev e a destinare le risorse alle forze dell’ordine italiane. Una mossa che mira a mettere in difficoltà la Lega e a intercettare l’elettorato di destra più critico verso il sostegno a Zelensky.

La reazione del Carroccio è immediata. Per evitare che il voto sull’emendamento diventi un nuovo palcoscenico per l’ex vicesegretario, la Lega spinge per la fiducia sul decreto Ucraina. Una scelta che il governo è pronto ad annunciare, facendo decadere tutte le modifiche. I vannacciani esultano definendola «una prima vittoria», accusando Salvini di temere il voto. Dal Carroccio ribattono rivendicando la priorità agli aiuti umanitari e denunciando «attacchi politici vuoti».
La mossa, però, produce effetti anche nel centrosinistra. Avs e M5S, da sempre contrari all’invio di armi, si ritrovano di fatto sulla stessa posizione dei seguaci di Vannacci, con evidente imbarazzo per il Pd. Pina Picierno parla di «emendamenti vergognosi» e critica la convergenza di fatto tra una parte del campo largo e l’ex generale. Carlo Calenda attacca chiedendo a Pd e Italia Viva di prendere posizione.
I Cinquestelle respingono con forza l’idea di un asse con Vannacci: «Non esiste alcuna sovrapposizione politica. Noi condanniamo l’invasione russa da tre anni, lui lo fa solo per mettere in difficoltà la Lega». Il Movimento denuncia la strumentalizzazione della guerra per fini interni e ribadisce che non offrirà alcuna sponda al generale.
Il clima resta teso su un tema che, a ogni passaggio parlamentare, rischia di trasformarsi in un detonatore politico. La fiducia del governo appare scontata, ma le divisioni  nella maggioranza e nell’opposizione  restano tutte sul tavolo.

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