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Competitività UE: nasce asse Meloni-Merz, giovedì vertice

Roma (eu24news.eu) – Un’Europa a due velocità sulla competitività. È questo il quadro che emerge dall’iniziativa congiunta di Giorgia Meloni e Friedrich Merz, promotori di un pre-summit europeo in programma il prossimo 12 febbraio, alla vigilia del ritiro informale dei Ventisette al castello di Alden Biesen, in Belgio. Attesi anche Mario Draghi ed Enrico Letta, autori dei rapporti sulla competitività e sul mercato unico che stanno orientando il dibattito istituzionale. L’iniziativa, condivisa con il premier belga Bart De Wever, segna un passaggio politico rilevante: Roma e Berlino si propongono come motore di una nuova fase dell’integrazione economica, puntando su deregulation, rafforzamento del mercato unico e apertura commerciale, in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e da un rapporto transatlantico meno prevedibile.

L’invito è stato esteso anche alla Francia, ma dall’Eliseo non sono arrivati segnali ufficiali di adesione. Un silenzio che riflette divergenze crescenti con Parigi, sia sulle strategie industriali sia sulle modalità di risposta alle pressioni protezionistiche provenienti dagli Stati Uniti. Il tradizionale asse franco-tedesco appare meno centrale, mentre prende forma una diversa geometria politica con l’Italia stabilmente inserita nel perimetro decisionale. Il metodo è quello già sperimentato su altri dossier: costruire una coalizione di Stati membri disposti ad avanzare su specifiche priorità, senza attendere l’unanimità dei Ventisette. Attorno al tavolo italo-tedesco sono attesi leader nordici e baltici, con la Commissione europea chiamata a garantire il presidio istituzionale e la coerenza con il quadro normativo dell’Unione.

Il nodo resta economico. L’obiettivo dichiarato è ridurre le barriere interne, armonizzare le regole e rafforzare la base industriale europea. Roma e Berlino convergono sulla necessità di un fondo europeo per la competitività, ma divergono sugli strumenti: il ricorso a nuovo debito comune – già sperimentato con il Next Generation EU – resta una linea rossa per la Germania. La distanza con la Francia si manifesta anche sul principio del “Buy European”, ossia la preferenza europea negli appalti strategici, in particolare nel settore della difesa. Italia e Germania temono che un’impostazione eccessivamente protezionista possa ridurre l’accesso ai capitali, irrigidire le catene del valore e incidere negativamente sulla competitività globale dell’industria europea. Il confronto si estende anche al capitolo della difesa industriale. Berlino valuta un riassetto delle proprie priorità strategiche, mentre il programma Gcap – Global Combat Air Programme – guidato da Italia, Regno Unito e Giappone, si consolida come alternativa al progetto franco-tedesco-spagnolo Fcas (Future Combat Air System), segnando ulteriori frizioni negli equilibri continentali.

Nel confronto europeo pesano le analisi di Draghi e Letta. Il primo ha avvertito che l’immobilismo decisionale rischia di indebolire l’Unione in un ordine globale mutato; il secondo ha evidenziato come molte riforme sul mercato unico restino bloccate da veti nazionali e frammentazioni normative. Il nodo è il metodo: avanzare con i Paesi disponibili, superando il vincolo dell’unanimità attraverso le cooperazioni rafforzate previste dai Trattati. Per Meloni e Merz la sfida è misurare il consenso attorno a un’agenda centrata su competitività, apertura commerciale e semplificazione, con l’obiettivo di tradurre le analisi in scelte operative.

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