Roma (uppress.eu) – Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che interviene in modo organico su immigrazione e protezione internazionale, adeguando l’ordinamento italiano al Patto Ue su migrazione e asilo adottato nel 2024. Il provvedimento combina misure immediatamente operative e una delega al Governo per l’adozione, entro sei mesi, dei decreti legislativi necessari al recepimento delle nuove norme europee. Il cuore politico del testo è il rafforzamento del controllo alle frontiere e delle procedure di allontanamento. Palazzo Chigi rivendica la linea del cosiddetto blocco navale, presentata come strategia di prevenzione delle partenze irregolari e di difesa dei confini esterni, in coerenza con il quadro europeo. Il ddl introduce, inoltre, procedure specifiche per la gestione di afflussi massicci o strumentalizzati in attuazione del Regolamento Ue, prevedendo anche la possibilità di interdizione delle acque territoriali in presenza di minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
Sul versante interno, il provvedimento amplia le ipotesi di espulsione giudiziale. Il giudice potrà disporre l’allontanamento in un numero più ampio di casi, mentre per gli stranieri detenuti è prevista una procedura accelerata di esecuzione. Vengono, inoltre, disciplinate in modo più dettagliato le modalità di trattenimento durante l’esame della domanda di protezione con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi delle procedure. Un capitolo rilevante riguarda la procedura di rimpatrio alla frontiera che consentirà l’esame accelerato delle domande provenienti da Paesi considerati sicuri o ritenute manifestamente infondate, con eventuale allontanamento diretto dai valichi o dalle zone di transito. Il ddl interviene anche su protezione complementare e ricongiungimenti familiari, introducendo criteri più stringenti per l’accertamento dei legami familiari e dell’integrazione sociale. L’intento è limitare utilizzi ritenuti impropri degli strumenti di tutela prevedendo una valutazione più rigorosa dei vincoli effettivi e delle condizioni di vulnerabilità, nonché l’esclusione in presenza di condanne che comportino pericolosità sociale. Tra le misure strutturali figura, infine, il rafforzamento del monitoraggio delle frontiere esterne attraverso un sistema di sorveglianza integrata e una cooperazione più stretta con Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Il provvedimento si inserisce in una fase di progressiva armonizzazione delle politiche migratorie a livello europeo. Con l’entrata in vigore del nuovo Patto gli Stati membri sono chiamati a rafforzare controlli e procedure comuni mantenendo l’equilibrio tra gestione dei flussi, tutela dei diritti fondamentali e sicurezza interna.
















