Bruxelles (uppress.eu/) – Bruxelles accelera sulla regolazione degli affitti brevi, inserendoli a pieno titolo nella risposta europea alla crisi abitativa che colpisce molte grandi città. Non un bando generalizzato, ma un cambio di impostazione chiaro: la rendita immobiliare non può prevalere sul diritto all’abitare né compromettere la tenuta sociale dei centri urbani. È questo l’orientamento che emerge dai lavori in corso tra Commissione europea e Parlamento europeo, con l’obiettivo di arrivare entro il 2026 a un quadro più strutturato e coerente.
Il punto fermo, già acquisito, è la trasparenza dei dati. Con il regolamento UE 2024/1028, le piattaforme digitali saranno obbligate a condividere informazioni armonizzate sulle locazioni turistiche: numero di annunci, durata dei soggiorni, identità degli host. Una base informativa indispensabile per superare l’attuale frammentazione e consentire controlli effettivi. Senza dati, spiegano da Bruxelles, qualsiasi politica resta sulla carta.
Accanto a questo pilastro, si muove il cantiere politico più delicato: la possibilità di attribuire ai Comuni strumenti giuridici più solidi per intervenire dove il mercato è chiaramente distorto. Le ipotesi in discussione riguardano limiti alle notti affittabili, vincoli per aree specifiche e una distinzione più netta tra host professionali e locazioni occasionali per integrazione del reddito. Misure che non sarebbero automatiche né uniformi, ma attivabili a livello locale, sulla base di indicatori oggettivi di stress abitativo. Il ragionamento europeo parte da un dato condiviso: nei centri storici e nei quartieri ad alta attrattività turistica, la concentrazione degli affitti brevi riduce l’offerta di alloggi a lungo termine, spingendo verso l’alto i canoni e favorendo l’uscita dei residenti. Da qui l’idea di una regolazione territorialmente mirata, che tenga conto delle profonde differenze tra città d’arte, aree universitarie e contesti periferici.
Nel dibattito entra anche il tema degli studenti fuori sede, spesso i primi a subire gli effetti della competizione con il mercato turistico. Tra le opzioni allo studio figura l’uso stagionale o misto degli immobili, con affitti brevi concentrati nei periodi di punta e destinazione residenziale nel resto dell’anno. Una soluzione che punta a riequilibrare interessi economici e sociali senza ricorrere a divieti rigidi. Per Paesi come l’Italia, il futuro assetto europeo si intreccia con strumenti nazionali già introdotti, come il Codice Identificativo Nazionale, destinato a diventare parte di un sistema di monitoraggio più ampio. La direzione è quella di una governance urbana fondata su pianificazione, dati e responsabilità locale.
Il 2026, dunque, non segnerà la fine degli affitti brevi, ma il passaggio a una fase diversa: meno deregolazione, più equilibrio urbano. Un cambio di paradigma che riporta la casa al centro delle politiche pubbliche europee, non come semplice asset, ma come elemento essenziale della coesione sociale.















