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Copernicus: il 2025 tra gli anni più caldi mai registrati

Bruxelles (uppress.eu/) – Il 2025 si colloca tra gli anni più caldi mai osservati a livello globale ed europeo, confermando una traiettoria di riscaldamento accelerato che riduce drasticamente i margini di manovra per il raggiungimento degli obiettivi climatici internazionali. È quanto emerge dal rapporto Global Climate Highlights pubblicato da Copernicus, il servizio europeo di osservazione della Terra.  Secondo i dati, le temperature globali del 2025 sono state le terze più elevate mai registrate, appena 0,01°C al di sotto dei livelli del 2023. Il 2024 resta l’anno più caldo mai documentato, ma il dato del 2025 conferma un triennio consecutivo di valori nettamente superiori alle medie storiche. Anche l’Europa segue lo stesso andamento: lo scorso anno è stato il terzo più caldo mai rilevato nel continente.

Il rapporto, elaborato in coordinamento con l’Organizzazione meteorologica mondiale e con istituti nazionali di monitoraggio, evidenzia come le temperature atmosferiche sulla terraferma abbiano raggiunto il secondo livello più alto mai osservato. Particolarmente critiche le condizioni nelle regioni polari: l’Antartide ha registrato la temperatura media annua più elevata di sempre, mentre l’Artico la seconda più alta, con effetti diretti sulla stabilità dei ghiacci e sui sistemi climatici globali. Le tendenze delineate dal rapporto rafforzano un dato politico ormai centrale nel dibattito europeo e internazionale: l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, ovvero contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5°C, rischia di essere raggiunto entro la fine di questo decennio, con oltre dieci anni di anticipo rispetto alle stime formulate al momento della firma. Un segnale che chiama in causa non solo le politiche di mitigazione, ma anche la capacità di adattamento dei territori.

Copernicus individua due fattori principali alla base del caldo eccezionale registrato tra il 2023 e il 2025. Da un lato, la crescente concentrazione di gas a effetto serra, alimentata da emissioni ancora elevate e dalla ridotta capacità dei pozzi naturali di assorbimento — come le foreste — di trattenere CO₂. Dall’altro, le temperature record della superficie marina, influenzate sia da condizioni meteorologiche più intense sia dal riscaldamento strutturale degli oceani legato ai cambiamenti climatici. Questo contesto ha favorito un aumento significativo degli eventi meteorologici estremi: ondate di calore senza precedenti, tempeste violente e incendi boschivi hanno segnato numerose regioni del pianeta, con impatti crescenti su popolazioni, infrastrutture ed economie locali.

Sul piano politico, l’Unione europea ribadisce l’impegno a rispettare gli obiettivi climatici e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Nel corso dell’anno, la Commissione europea presenterà inoltre un nuovo quadro europeo per la resilienza climatica e la gestione dei rischi, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire, assorbire e adattarsi agli impatti del cambiamento climatico. I dati di Copernicus restituiscono un messaggio inequivocabile: il cambiamento climatico non è una prospettiva futura, ma una dinamica già in atto, che impone decisioni politiche rapide, coordinate e basate su evidenze scientifiche.

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