Bruxelles (uppress.eu/) – L’Unione Europea ha deciso di compiere un passo senza precedenti nei confronti di Israele. Dopo mesi di tensioni e di allarmi sul peggioramento della situazione a Gaza e in Cisgiordania, la Commissione europea ha presentato al Consiglio una proposta che segna una svolta politica e diplomatica: la sospensione delle concessioni commerciali previste dall’accordo di associazione con Israele e l’introduzione di sanzioni mirate contro i ministri estremisti e i coloni violenti, oltre a un pacchetto rafforzato di misure contro Hamas.
La mossa arriva a seguito di una constatazione che Bruxelles non poteva più ignorare: le azioni del governo israeliano – dall’espansione degli insediamenti illegali nella zona E1 alla gestione della guerra su Gaza con il blocco degli aiuti umanitari e le operazioni militari sempre più intense – rappresentano una violazione dell’articolo 2 dell’accordo euromediterraneo, quello che vincola le relazioni con l’UE al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Una clausola non accessoria, ma essenziale.
Von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato lo scorso 10 settembre, aveva usato parole dure affermando che è necessario un cessate il fuoco immediato, un accesso illimitato agli aiuti umanitari e il rilascio degli ostaggi.
Sul piano pratico, la decisione significa che le merci israeliane perderanno l’accesso preferenziale al mercato europeo e saranno gravate dai normali dazi doganali applicati a qualsiasi Paese terzo. Un cambiamento di enorme portata se si considera che l’UE è il primo partner commerciale di Israele, con un volume di scambi pari a 42,6 miliardi di euro nel 2024.
Ma non c’è solo il commercio. L’Europa congela anche il proprio sostegno bilaterale a Israele: circa 6 milioni di euro all’anno, previsti fino al 2027, e ulteriori 14 milioni di progetti di cooperazione. A salvarsi sono soltanto i fondi destinati alla società civile e al memoriale Yad Vashem, in un chiaro segnale di distinzione tra popolo e governo.
L’Europa, dunque, si muove per riaffermare i propri valori fondanti. Non si tratta soltanto di reagire a una crisi regionale, ma di ribadire che il rispetto della dignità umana e il diritto dei popoli a vivere in pace non sono principi negoziabili. La sospensione delle concessioni commerciali e le sanzioni mirate contro gli estremisti rispondono a una logica di responsabilità: colpire chi alimenta la spirale della violenza, difendere chi lavora per la convivenza.
Ora la parola passa al Consiglio che dovrà approvare la proposta a maggioranza qualificata per quanto riguarda il commercio e all’unanimità per il capitolo sanzioni. Una scelta che metterà alla prova l’unità europea in uno dei dossier più delicati della politica internazionale.
















