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Povertà in Europa, il Sud Italia paga il prezzo più alto

 

Bruxelles (uppress.eu/) –  La fotografia scattata da Eurostat per il 2024 restituisce un quadro inquietante: l’Unione europea vede 72,1 milioni di persone a rischio povertà, pari al 16,2% della popolazione. Ma non tutte le regioni sono uguali: alcune aree del Sud Italia emergono come veri e propri punti rossi su questa mappa sociale.

Tra tutte, la Calabria è al centro dell’allarme: con un tasso di rischio povertà del 37,2%, è la terza regione più esposta in tutta l’Ue, preceduta solo dalla Guyana francese e da Ciudad de Melilla. Seguono da vicino altre realtà meridionali: Campania al 35,5%, Sicilia al 35,3%, e anche Puglia con il 30,9%.  Ma non è solo una questione di reddito basso: se guardiamo al rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione peggiora sensibilmente. In Calabria, quasi 49 persone su 100 (48,8%) vivono in una condizione precaria.  Anche la Campania supera quota 40% (43,5%).

Questi numeri non emergono dal nulla. Secondo UGL Sicilia, la deprivazione material, cioè la mancanza di beni essenziali, riguarda oltre il 40% delle persone in Calabria, Sicilia e Campania. Dall’analisi della Caritas italiana arriva un’ulteriore conferma forte: nel 2025 l’incidenza del rischio povertà, secondo Istat, raggiunge il 40,6% in Calabria, e il 38% in Sicilia.

Un fenomeno che parte, comunque, da lontano; nel Mezzogiorno l’occupazione è ancora debole e instabile, con contratti “pirata” che compromettono la sicurezza del reddito. Secondo il Rapporto Istat-Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in alcune regioni meridionali il tasso di rischio povertà, o esclusione sociale, supera il 40%, mentre nelle regioni del Nord il dato è molto più contenuto.

Ma qualche segnale di cambiamento c’è: alcuni investimenti legati al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) stanno dando una spinta economica, con nuove infrastrutture e opportunità imprenditoriali. Secondo analisti internazionali, però, la crescita rischia di essere fragile se non sarà affiancata da un rafforzamento del welfare – istruzione, sanità, servizi locali – e da una maggiore stabilità del lavoro.

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